Attraverso la Sardegna

Through Sardinia island

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Barbagia.

Assembramento non autorizzato :-))

"Un folto gruppo di capre indipendenti ha occupato la statale 198, tra Gairo e Ussassai, per manifestare contro l'ingerenza delle auto nel territorio. Notata la presenza di una reginetta con fiore di cardo tra le corna "

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Barbagia. Sadali.

Sulla strada in discesa giungono messaggi dai detti popolari affissi sui muri. “ Sa cosa prus difficili est a connosci a issu et tottu.” Una buona risposta a Socrate.

Mi fermo davanti a Clelia Secci, il commento dice che la vita non le ha dato quello che meritava. Mi piace questa conversazione silenziosa di Sadali con i suoi visitatori. Come pure le strade con i nomi degli alberi, una è dedicata ai poeti e cerco invano di ricostruire una poesia mutilata dove il protagonista sembra essere un vecchio pioppo.

Il gorgoglio dell’acqua è incessante, la sorgente di Donna Jola che mi ha indicato una donna affabile, seduta davanti all’uscio di casa, alimenta fontane e fontanelle fino alla cascata con il vecchio mulino alle spalle.

L’abitato è immerso nel verde, appena fuori dalle case, i vigneti.

Termino la passeggiata sulla bella terrazzetta di S'Ambasciada, davanti alla chiesa e alla cascata, qui l'Ichnusa servita in bicchieri ghiacciati, si accompagna a taglieri di salumi e formaggi locali oppure al pecorino fritto e miele, tutti prodotti dall'azienda agricola di Margherita, la proprietaria, scrittrice e poetessa. Suo il commovente benvenuto nella filastrocca appesa sopra la fontanella, che dà la misura dell'accoglienza di questo luogo così particolare.

Faccio due passi verso la piazza, un uomo sta riempiendo una tanica con l'acqua della fontana, " Però" mi spiega quando vede che lo osservo " la sorgente dell'acqua più buona è lungo quella strada, questa la prendo per gli animali." Sui monti della Barbagia l'acqua si prende alle sorgenti, sarà questo il segreto della longevità che rende famosi gli abitanti di molti paesi quassù?

Sulla destra una piccola salita e mi ritrovo davanti alla mia casa preferita, l'ho già fotografata ma mi fermo ad osservarla nella luce del crepuscolo. Ho scritto altre volte che ci sono case aperte alla vita, quella che ho davanti è una di queste, traspira arte e umanità.

Non a caso si affaccia un uomo sull'uscio, mi invita ad entrare. Intorno a un tavolo degli amici e una donna gentile, Lorena. La conversazione scorre davanti a un pezzo di formaggio di capra, mentre intorno scodinzolano dei cagnolini e un cherubino dalla pelle ambrata, che dice di chiamarsi Buba. Sono proprio loro, Franco e Lorena, ad aver tappezzato di detti popolari i muri del paese. Quando li lascio, alzo lo sguardo sulla stellata folgorante e ripasso davanti a un cuore con una scritta di Balzac, che, mi hanno detto, apre il "percorso dell'amore". Questi abitanti di Sadali non finiscono mai di stupirmi.

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Barbagia. Seulo.

E’ il tempo dell’acqua e di un bagno ristoratore. Le piscine naturali del Flumendosa sono incastonate tra le rocce e le foreste di un ambiente selvaggio.

Non c'è nessuno in questo paradiso, è un vero privilegio essere qui, mentre le spiagge sono un caotico assembramento di corpi e voci.

Sguazzo felice osservando con calma la vegetazione intorno, le rocce hanno sfumature rosa e l'acqua riflette il loro colore insieme a quello delle piante e del cielo.

Mi asciugo dondolando sull’altalena che qualche saggio generoso ha installato sulla riva.

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Barbagia. Seulo. Grotte Is Janas.

Sembra incredibile che qualcuno calandosi in questo buco abbia scoperto sotto la foresta relativamente giovane di Addolì, un mondo di stalattiti, stalagmiti, colonne e drappeggi marmorei, vissuto fin dall’antichità dall’uomo preistorico, che utilizzava queste grotte sotterranee come rifugio e come luogo di culto.

La maggior parte di questi ambienti ha un'età compresa tra il Neolitico e l'Età del Bronzo, tra quattromila e duemila anni prima di Cristo.

La grotta ha uno sviluppo di circa 300 metri e in gran parte è ancora chiusa al pubblico.

Penso a Pinocchio nella pancia della balena, vedo l'entrata di altri corridoi interdetti alle visite e vorrei addentrarmici per capire come ci sente, completamente soli, nel ventre della Terra.

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Barbagia. Seulo. Il ponte romano.

Cammino sull'incantevole mulattiera immersa nel verde che porta da Seulo a Sadali, intorno i segni di una natura rigogliosa, all'orizzonte solo campagna.

Mi accompagna la sensazione di percorrere un sentiero inesplorato, ogni foglia, fiore che incontro, esprimono la stessa distratta tranquillità che è dentro di me. Una macchia rosa attira la mia attenzione, l'Erica Terminalis, autoctona della Sardegna, è magnifica.

Sul percorso mi fermo a guardare il piccolo ponte romano di Berissai e i resti della strada de Funtaneissu. Si dice che i Romani furono la prima popolazione esterna con cui vennero a contatti gli abitanti di Seulo e una tavoletta di bronzo risalente al 173 d.C. ritrovata qui, testimonia il congedo di un militare che probabilmente decise di restare a vivere a Seulo. Forse per la bellezza dei suoi paesaggi?

Proseguo oltre e mi fermo a mangiare le more di un enorme cespuglio proprio di fronte al ponte, alcune sono già succose. Poi il sentiero si apre sui fichi d'india e il cielo blu adorno di nuvolette.

L'anima è leggera, la mente dimentica di tutto e il mondo civilizzato talmente lontano da non esistere più.

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Barbagia. Foresta di Sadali.

Sul sentiero verso Pala Nuraxi, a Pissu de Norui, attraverso una foresta silenziosa di lecci, penso di essere completamente sola, ma qualcuno ha messo sulla mia strada un folletto che come me, ama camminare nei boschi ed abbracciare gli alberi.

Attraversare la forza tranquilla della foresta, sentirsi piccola di fronte alla Natura centro del mondo. Una luce vitale filtra tra i rami e arrossa ogni cosa; in questo istante e solo per un breve palpito, la natura sembra svelare il suo mistero.


Continua..


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Barbagia. Bosco vetusto di Tiriccu.

Il caso o come dico sempre, l'istinto, mi fa incontrare un artista, appassionato di alberi come me e le cui opere parlano di natura, che può accompagnarmi in un bosco vetusto. Così, oggi, ho la fortuna, il privilegio, l'incanto, di visitare una foresta primaria.

Sono preziosi i nostri patriarchi, non solo perché testimoni della natura più antica della terra, ma anche perché importanti per l'ambiente. Dobbiamo proteggerli!

Per questo é urgente e prioritario definire, mappare e monitorare i boschi vetusti, non lo si fa abbastanza né in Europa, né qui in Sardegna: le foreste primarie non individuate e non adeguatamente protette, sono in grande pericolo.


Cammino attraverso decine di piante secolari insieme all'allegra famiglia della mia guida, i bambini corrono da un albero all'altro, sono sicura che si sentano dentro a una fiaba e lo sono davvero!

Uno degli alberi più affascinanti di questo popolo di patriarchi è un leccio la cui struttura sembra un'architettura, resa equilibrata e solida da Madre Natura. Faccio mio, il bellissimo commento di un lettore, Sacha Vari: "Il suo crescere di ramo in ramo, di direzione in direzione, creando forme diverse, rivela il suo estroso "carattere" di crescita. Veramente bello questo patriarca."

Il leccio centenario e Lorena, un dialogo silenzioso. "Tempo fa ci conoscemmo, fu quando le mie fronde si piegarono ai venti di mille tempeste, in tutte le stagioni si moriva, non c'era primavera! E tu chi sei adesso?" "In verità sono Maria Lorena Carta, sono stata Lorellina, Lory, Lolly e anche solamente Lorena. Il 21 dicembre 2012 sono morta! Sono rinata Confusa, Primitiva, Cristo, Madonna, Albero e Animale. L'oscurità dell'abisso più profondo si é nutrita della mia mente, ma riplasmata dall'argilla sono nata ancora, non vorrei morire adesso perchè il freddo mi atterrisce e in verità vorrei risvegliarmi ancora, sempre."

Continua..

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Sarcidano. Laconi.

Decido di andare a Laconi appena sveglia, voglia di essere “on the road”!

Arrivo nel borgo, al confine tra sud Sardegna e Barbagie, il giorno della festa di Sant’Ignazio.

Le strade appaiono festose di bandierine e gente allegra, riesco a salire fino al famoso parco di Aymerich, un’oasi di 22 ettari rigogliosa di piante rare importate dal botanico Don Ignazio Aymerich, artefice del parco, che convivono tra cascate, cavità naturali, ruscelli, cascatelle e laghetti insieme ad alberi e piante autoctone.

Mi inoltro nel parco, il mento all'insù, rapita dalla cupola verde che accompagna i miei passi.

Il gorgoglio continuo di tante cascatelle è il suono in cui vivono i grandi alberi, alcuni davvero impressionanti.


Continuo a salire, il suono della cascata grande è sempre più vicino. Eccola infine, affiancata da un platano acerifoglia, che la fronteggia e chiude il passaggio con le sue nodose radici. Per proseguire sul sentiero ci si deve bagnare un po', mi piace!

Risalgo e poi riscendo, ad ogni angolo una scoperta, fino al piazzale dove i protagonisti sono degli eucalipti giganteschi, mi dicono che hanno 400 anni.


Continua..

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Mandrolisai. Atzara.

Lascio Seulo e un branco di oche starnazzanti, saluto le due grandi donne del Miramonti e faccio provvista dei loro ineguagliabili biscottini, poi, attraverso un paesaggio di vigneti approdo ai profumi del Mandrolisai. Arrivo proprio nel giorno dell’imbottigliamento del vino doc più famoso di Atzara, in mezzo a cugini, parenti e amici che lavorano e festeggiano insieme. Che meraviglia questo Mandrolisai!

Uno speciale grazie ai miei ospiti,

ricchi di un vino formidabile e di grande calore umano.


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Mandrolisai. Sorgono.

Ad attendermi a Sorgono la deliziosa accoglienza di Paola, scopro il borgo, centro geografico della Sardegna, osservo le nuvole in movimento dalla finestra della mia camera, ascolto le campane della chiesa accanto, passo davanti alla targa che ricorda che proprio qui, in via Azuni, ha trascorso la sua infanzia Antonio Gramsci. Di sera poi, dalla porta socchiusa della chiesa di Santa Maria Assunta, i canti del coro riempiono la piazzetta antistante.

Oggi, sulla strada da Sorgono verso Ortueri, il paesaggio è un dipinto di fattorie e vigneti. L’aria è fresca e profuma di terra bagnata, la pioggerellina del mattino ha dato un po’ di tregua a un’estate molto arida.

Mi fermo alla prima piazzola per guardare il paesaggio, ma qualcuno sembra osservarmi, sono due occhi questi?

Le giro intorno, è bellissima questa sughera centenaria, con un grande cuore.


Continua..


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Mandrolisai. Tonara.

Assaporando i tortelli ripieni di porcini e tartufi più buoni della mia vita, alzo lo sguardo sulla montagna davanti, proprio sulla cima c’è qualcosa che sembra un faro, mi dicono che è la vedetta dei forestali. Decido di andarci. Per vedere le nuvole più da vicino e anche per smaltire il fantastico torrone di Tonara, e molto altro.

L’ uomo a cui chiedo informazioni, mi accompagna fino al bivio per la cima del Muggianeddu, si può davvero dire che la gentilezza abita nel Mandrolisai.

Procedo fino alla fine della strada asfaltata, il panorama contornato dai cirri gonfi è incantevole.

Poi inizia una sterrata stretta a bordo precipizio, procedo su sassi e buche che fanno traballare l’auto.

Più salgo, più mi chiedo se troverò uno slargo per fare inversione di marcia quando ridiscenderò. Lo trovo quasi subito, decido di parcheggiare, inizio la salita, zaino e “gambe in spalla” come si dice e su verso i 1500 metri dove si trova la vedetta.

I muretti a secco dividono le proprietà in linee prospettiche suggestive, nell'aria un suono di campanacci, sono asinelli che si rotolano nella polvere poco più in basso. Cammino con calma, questo é il mio stato preferito, sola in mezzo al nulla.

La vedetta appare come una semplice casetta con grandi antenne e unfuoristrada parcheggiato accanto; il custode di turno, Giuseppe, mi accoglie con molte domande, una è la stessa di sempre: “Ma è da sola?”. Ridacchio mentre mi affaccio sul panorama passando in rassegna i paesi che si vedono all’orizzonte, Belvì, Aritzo, Sorgono, Tonara, Austis..

Mi si spegne il sorriso quando sopra la montagna di fronte scorgo un tubo di pioggia che scende da una nuvola nera e si sposta velocemente verso di noi. I tuoni sempre più vicini, e all’orizzonte fulmini che si susseguono. Il vento sta aumentando e la sensazione è che qualcosa stia per succedere.

Saluto velocemente la famigliola e inizio la discesa alla massima velocità, devo raggiungere l’auto prima che arrivi la bomba d’acqua che potrebbe trasformare la discesa sterrata in un ruscello, in più il terreno è molto friabile.

Raggiungo l’auto correndo sulla discesa, parto e continuo in velocità, con le immagini negli occhi dei disastri che sono avvenuti in giro per l’Italia nelle ultime settimane, la sterrata sembra non finire mai, arrivo all’asfalto dove l’acqua scorre ormai a rivoli, sta diluviando. Nei tornanti fino a Tonara il tergicristalli è al massimo, ma la visibilità nulla; con il fiato sospeso affronto i dieci chilometri di curve fino a Sorgono dove arrivo sotto una pioggia battente.

Ce l’ho fatta, ma che paura!

Ora che sono al sicuro, rido pensando che devo aver battuto tutti i record di discesa dalla Punta del Muggianeddu e che la pioggia è finita appena sono entrata in casa.


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Continua..


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