Un incontro speciale

La casa di Evelyn mi accoglie con una terrazza luminosa davanti al bosco, lei non c'è ma mi ha lasciato le chiavi per entrare e un piccolo biglietto di welcome.

Ci sono luoghi sconosciuti dove non ti senti estraneo, riconosci anzi un'energia simile alla tua e prima ancora di incontrare la persona che vi abita, sai già che è una persona speciale.


Mentre dò un'occhiata in giro, mi chiedo perchè una serie di strane coincidenze mi abbia portato a Feldkirch, una cittadina medievale del Vorarlberg, estremo confine ovest dell'Austria, proprio nei giorni della vigilia di Natale.

Credo fermamente all’ esistenza di un istinto del viaggiatore che conduce verso gli incontri, una sorta di continuum spazio-temporale che spinge verso una dimensione dove la vita “ritorna ad accadere”. Allora quell' incontro, in quel viaggio, in quel luogo, in quel momento, non può essere evitato perché dobbiamo trovare il messaggio che stavamo aspettando.


I giorni a Feldkirch passano veloci, oggi è il momento di salire all’imponente castello di Schattenburg, che è stato per secoli dal Medioevo, abitazione, armeria e prigione.

Il museo è aperto e non si sente, come vuole la leggenda, la voce della contessa di Montfort risuonare nelle ali del palazzo; tutti gli ambienti del castello coinvolgono nella visione di una vita priva di comodità, ma pervasa da una spiritualità accentuata.

Immagino gli abitanti del castello muoversi in questi grandi spazi, aprire le porte decorate per accedere alle gelide camere da letto, scaldarsi con gli scaldaletto riempiti di brace. In questo rifugio di pietra e legno, le emozioni umane scorrevano come ora, ma credo che il fluire del tempo fosse vissuto in maniera più consapevole.



Mi perdo in questi pensieri, annuso il legno antico, giro le sale, scatto delle foto, Feldkirch, dalle finestre, appare ancora più bella e si direbbe lontana dalle leggende che l'avvolgono, prima tra tutte quella del diavolo venuto a cercare Faust proprio qui, nella strada di John Church.



Salgo delle scale anguste che portano ai piani alti. Nella sala delle armi trovo un gruppo di bambini con delle insegne da cavalieri sui vestiti, seguono molto attenti la maestra vestita da damigella, che parla davanti alle armature medioevali.


Mi spiegano che è il compleanno di uno di loro e invece di organizzare la festa al solito Mc Donald, hanno portato la piccola comitiva nel Museo del Castello. Sono stati preparati dei cuscini cuscini rossi di velluto per loro nella sala gotica, dove vengono raccontate storie di draghi e si gioca a damigelle e cavalieri nella sala delle armature.

Mi allontano in punta di piedi per non disturbare, piacevolmente sorpresa da quest'idea intelligente di coinvolgere i bambini nella storia e nella cultura del luogo in cui abitano.



Continuo a incrociare un uomo anziano, cammina a fatica e sembra attratto soprattutto dalla notevole collezione di orologi a pendola. Quando esco lo ritrovo nel bar del castello, ha un’aria stanca e infelice. Poi, all’uscita, di nuovo lo incrocio seduto su una panca, intorno a lui corrono dei bambini piccoli urlanti, ma lui ha lo sguardo fisso sulle sue scarpe e un enorme punto interrogativo sulla testa > Sono solo, ora cosa faccio? <

Ci sono pochi anziani che viaggiano, soprattutto da soli. Alcuni come questo, provano ad uscire di casa per qualcosa che non hanno mai vissuto prima, fare le cose da soli. Poi, vedi con rammarico che non ce la fanno a scrollarsi di dosso la gabbia della solitudine e ad aprirsi agli eventi. Li scorgi con il capo chino guardare dove camminano, la schiena curva sotto il peso del > Non è più come prima <

Vorrei dire a tutti loro > Siete vivi, ancora tanto può accadere, Non morite prima di morire < Penso che si diventi vecchi quando ci si sente vecchi e si rimanga soli quando invece di guardarsi attorno, si fissano i propri piedi.




Ridiscendo le scale del castello e trovo degli artisti di strada che monopolizzano l'attenzione dei passanti. Feldkirch è famosa anche perché ogni anno organizza nella cornice antica del suo centro storico, un festival dedicato ai saltimbanchi.

Mi siedo a bere una cioccolata al Cafè Zanona, dove ai tavolini esterni ci sono delle copertine con cui scaldarsi le gambe. Poi un aperitivo al Dogana, il mio posto preferito, sempre affollato e festoso, dove puoi anche cenare, perchè si trasforma dopo le 18.00, in un ristorante con ottimi piatti e camerieri simpatici. I dolci poi sono irresistibili, il Dogana è nato come pasticceria!



Con Evelyn ci troviamo per la prima volta sedute una davanti all’altra, in una mattina di sole, il soggiorno trabocca di libri, molti sono tra i miei preferiti, sul muro accanto al tavolo campeggia una scritta che definisce, se mai ce ne fosse bisogno, la libertà che aleggia nella casa.


E’ appena tornata dal bosco dove ha raccolto dei rami d’abete per costruire i centrotavola di Natale. La luce inonda la stanza e lei, creatura fragile e commovente, appare ancora più delicata con la luce che dalla vetrata alle sue spalle, disegna un contorno luminoso intorno alla sua figura.

Da quando sono arrivata, ci siamo solo incrociate, ma ora forse parleremo.

Sono momenti come questi che danno un senso al viaggio, due persone che si guardano per la prima volta, non si conoscono, ma hanno la mente e il cuore così liberi da raccontarsi con fiducia e sincerità.

Dalle nostre confidenze emergono vite diverse, ma la stessa ingenua bontà che il destino ci ha rivoltato contro perché dovevamo imparare a difenderci.

La delicata sensibilità di Evelyn mi appare come uno specchio in cui ritrovare tanto di me. La sua intelligenza vivace poi, la sua capacità di introspezione, la lucidità verso gli avvenimenti e i meccanismi relazionali mi apre la porta a riflessioni e a scoperte.


Ci rifletterò molto nei giorni successivi, non è il caso che mi ha portata qui, c'era un messaggio importante che dovevo ricevere in questo momento della mia vita in cui ho chiuso una porta, per iniziare quella che chiamo My New Life, la mia Nuova Vita.

Alzo gli occhi verso la grande scritta sul muro, inizia con " In this house we do Real.." Grazie Evelyn, non ti dimenticherò.


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