Storie e leggende di Elafonissi

Sulla terrazza davanti alla taverna Isichi Gonia, la vita scorre in vassoi colmi di minuscoli gamberetti fritti e carne di capra. L’olio abbonda nei piatti e disegna mappe sulle tovaglie di carta. Un ragazzo scende da una moto e siede dall’altra parte della strada, di fronte a me. Ci guardiamo, entrambi soli e lontani qualche metro di anni luce.


Scartata una granita annacquata, mi affido all’immancabile bicchierino di raki per sciogliere gli eccessi di grasso che ho ingerito. Il proprietario profuso in inchini ossequiosi, mi porta il conto di undici euro, ma quando si accorge che non ho bevuto il vino, lo scala dal conto. Mi oppongo dicendo che comunque l’ho assaggiato; mi risponde che se non mi è piaciuto non lo devo pagare.


Nei piccoli market lungo la strada tutti mi parlano in inglese e si lamentano che quest’anno ci sono troppi italiani. Le ragazze che servono, albanesi o dei villaggi vicini sono sempre accoglienti, l’interazione con gli stranieri è un diversivo interessante per loro

che vivono sulle montagne intorno.


La terra di Elafonissi è una frontiera tra il nulla e il nulla. Il primo assembramento umano

è a qualche chilometro: un gruppo di case dominato dal monastero di Moni Chrisoskalitissi. La leggenda che circonda questo luogo sacro costruito su un’enorme roccia è nata dalle vicende di un’immagine votiva della Vergine Maria trovata proprio qui.



Invece l’eccidio di 622 donne e bambini perpetrato dai turchi in una fine d’agosto del 1824, me lo racconta Jorgos, seduto accanto a me, mentre mangio la pizza che mi ha appena cucinato. La pizzeria, insieme a un paio di taverne è sulla strada che porta a Elafonissi.



Si erano nascosti in una grotta di Elafonissi per sfuggire ai turchi, ma erano stati scoperti e trucidati. Solo tre sopravvissuti che si erano allontanati a nuoto e per giorni erano rimasti nascosti dietro una grande pietra, da cui vedevano l’eccidio e quello che ne era seguito, avevano testimoniato l’accaduto. L’acqua del mare, avevano detto, per giorni e giorni aveva cambiato colore, rossa del sangue delle vittime.

Ascolto affascinata le storie di quest'uomo anziano e intelligente, che è stato pizzaiolo in Canada per decenni ed è una fonte infinita di leggende e tragedie sulla terra di Elafonissi.


Le storie si succedono, ultima quella di suo padre, prigioniero durante la guerra, che si è salvato promettendo di portare qualche bestia del suo gregge al comando tedesco e invece è scappato sulle montagne. Se vi capita, passate da lui, sarà felice di raccontarvi.


Elafonissi è a pochi chilometri, sento il profumo del mio paradiso preferito, tra poco sarò di nuovo lì, sull’isola che rende felici.



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