Nel Regno dei Fanes

Mentre cammino con il naso all’insu’ verso l’anfiteatro roccioso chiamato il “parlamento delle marmotte”, mi è inevitabile immaginare i Fanes, gli antichi abitanti della valle, nascosti insieme alle loro amiche marmotte sotto queste cime rocciose.



Rocce splendenti che hanno 200 milioni di anni e consistenza, colori e aspetto diversi; riconosco la dolomia, le formazioni calcaree, gli ammonitici rossi.



Nella tradizione ladina delle Dolomiti, la saga del regno dei Fanes è una delle leggende più complesse e conosciute. La protagonista è Dolasilla, figlia di un ambizioso re straniero che aveva sposato la regina dei Fanes.


I.D.R.


Dolasilla, divenuta un’amazzone imbattibile grazie alle frecce magiche e alla corazza impenetrabile che le avevano donato i nani, espanse moltissimo il suo regno.


U. Zanella


Mentre cammino sotto gli abeti giganteschi, ho la sensazione di essere osservata, mi convinco che sia una suggestione, ma la cosa si ripete, che sia qualche presenza antica ad osservarmi nascosta nel bosco?

Io la sento questa strana energia della valle, indefinibile e coinvolgente.


L'eroina della saga dei Fanes incontra un guerriero nemico e se ne innamora; decidono di sposarsi. La conseguenza, come avevano predetto i nani, è che perde tutti i suoi poteri.


Man mano che mi addentro nella valle, le rocce diventano sempre più monumentali e impressionanti.



Dolasilla muore tragicamente in battaglia, uccisa dalle sue stesse frecce che le erano state rubate con l'inganno dallo stregone Spina de Mul. La leggenda racconta che i superstiti del popolo di Fanes si rifugiarono dalle loro amiche marmotte sotto le rocce dell’altopiano, dove aspettano il suono delle trombe argentate per la loro rinascita.



Mi siedo sotto un abete, lontano dal passaggio dei visitatori per ascoltare i rumori del bosco, mi addormento con una brezza leggera sulla fronte. Ricordo di aver sognato qualcosa della leggenda, quando mi sveglio ci sono degli scoiattolini intorno a me, si direbbero ignari della mia presenza e si danno un gran daffare. Rimango immobile e felice ad osservarli, con movimenti impercettibili prendo il telefonino ma riesco a fotografare solo l’ultimo che si è attardato e appena scatto scappa via con un balzo acrobatico.



Tornerò molte altre volte nel regno dei Fanes, c'è ancora tanto da vedere e da "sentire".



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