Le albe sul faro raccontano

Ogni alba, una storia sempre diversa apre il giorno che verrà.



Dopo il primo sguardo che cancella la notte, sollevo la testa ancora assonnata, mi appoggio ai cuscini e osservo. La vita ricomincia ad accadere proprio davanti alla mia finestra, nel cielo sopra il faro.


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Stamattina un passo veloce di anatre sfreccia davanti alla montagna, una pennellata di nebbia separa la cima dal faro, che appare quasi levitare. Immobile, seguo il mutare del paesaggio, dura solo un palpito. Il sole ormai si alza sopra l'orizzonte, dilegua la nebbia e illumina il bosco; il faro risplende in piena luce, attorniato dal frastuono di corvi e gabbiani. Nessuna foto oggi. Questo cielo è solo mio e rimarrà tra me e me.

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Le albe che preferisco sono quelle che mi fanno schizzare dal letto con un grido, per riuscire a fotografarle prima che spariscano. Il pianeta Terra ha grandi emozioni da offrirci, se solo le cerchiamo.


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Poi ci sono giorni in cui l'alba racconta l'infinito. Con la coperta tirata su fino agli occhi, formichina nell'universo sconfinato che appare sopra il faro, spalanco la mente e metto al loro posto i tasselli del distacco e quelli del sacro.

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Di sera poi, quando il faro entra in funzione, sono sicura che da tante case, qualcuno come me, dà un'occhiata al fascio di luce in movimento e si sente rassicurato.

La sentinella è di guardia come ogni notte e lancia il suo segnale per quaranta chilometri tutto intorno.

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Al mattino, qualche volta, ricambio il buongiorno degli amici con la foto appena fatta dell'alba sopra il faro. Qualcuno, prima ancora chiede "Notizie dal faro?". Le notizie mattutine fanno piacere e alimentano la speranza che sarà un buon giorno.

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Oggi, mentre guardo l'alba ricevo un video. Gianluigi Gherzi "parla poesia":


Te lo meriti questo volo

questo guardare lontano

questo abbracciare l’aperto.

Ti meriti l’aria in faccia

il cuore alto che esplode

meriti mentre voli

di piangere lacrime

di bosco e di roccia

di aquile e vertigini,

meriti questa gioia

che il sangue si purifichi

meriti pensieri d’aria,

non grumi pesanti,

meriti una danza senza peso,

ti meriti l’azzurro

questo cielo spalancato di oggi

i tuoi urli di gioia

e questo ridere,

le vertebre sollevate,

meriti che il tuo peso

serva solo a sostenere

la forza del vento.


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Oggi, ancor prima dell'alba

lo sguardo è già sul faro,

ma non trova Poesia

Il pensiero invece irretisce,

canto di sirena che annuncia

l'oscuro sospeso sul mondo.

Eppure abito la vita con sguardo incantato

Tengo stretta la bimba che è in me

Viaggiatrice alata indosso sorrisi

e nastri di brezza leggera

Scaldata dal fuoco che sono

danzo con balzi guerrieri

Ma Poesia resta muta

Allora mi aggrappo

alle cime ondeggianti,

misuro i bordi degli alberi

Ecco guarda!

L'alba ha ricamato velluto soffice

con varchi di pervinca che intrecciano il grigio

Bellezza ha creato speranza,

rinasco al nuovo giorno

con passo baldanzoso.

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Qualche volta è come se l'alba spalancasse di colpo i miei occhi dal sonno profondo perchè non perda la visione di un cielo che mostra solo a pochi.

Mi stropiccio gli occhi per convincermi di essere sveglia, squarci arancio penetrano la cortina viola della notte, metafora di una promessa vitale, il trionfo della luce.

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Così assisto incantata alla metamorfosi. L'oscurità lascia il posto a soffici pastelli che la brezza mattutina rimescola e dissolve. Non mi stancherò mai di guardare il cielo, fino all'ultimo baluardo di vita. Contemplare il limite che ispira, l'infinito che commuove, qualche volta, come ora, la musica che culla e consola.

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Poi ci sono i giorni in cui ti svegli con un pensiero, una domanda. Nel tempo cupo di questo "Anno del covid" hai bisogno più che mai di credere che non sei solo nell'universo, che qualcuno da qualche parte vede la storia di questa umanità sofferente in attesa di un messaggio di speranza. E il messaggio è scritto lassù. Nel cielo sopra il faro un piccolo cuore si apre un varco tra le nuvole.

Nessuna parola, solo soffice commossa gioia.

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Questa mattina tutto sembra semplice, come svegliarsi avvolti da un cielo rosa, scattare una foto e cogliere il volo di un gabbiano.

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Oggi aprendo gli occchi trasalgo, il faro non c'è più! Mi pizzico le guance per capire se sto ancora sognando, ma è proprio realtà questa, densa di incertezza e oscurità.

Il giorno si fa più luminoso ma la nebbia fitta ha ingoiato la cima della montagna e la luce del faro, come faremo noi naviganti?

Pian piano però il faro inizia a riapparire, niente dura per sempre, bisogna solo aspettare che la nebbia si diradi.

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Svegliata davanti a un muro di nuvole, rimango immobile a fissarlo.

Ho sempre cercato di scavalcare i muri, per mettermi alla prova, per vedere cosa ci fosse dietro, per istinto di libertà.

Poi ho imparato che qualche volta è meglio aggirarli.

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Insieme all'alba rosa arrivano dei versi di Frida Khalo.

"È lecito inventare verbi nuovi? Voglio regalartene uno: io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini."

Richiudo gli occhi, "Bello bello, ma è l'alba, lasciatemi dormire ancora un po'".

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Continua...

To be continued...


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Il fascio di luce disciplina il caos, è talvolta la luce della Ragione.

O la "torre di guardia". O la luce dello spirito.

Josh da Esperidi


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