La casa della luce

Riemergo turbata dal sogno di un mare notturno in tempesta, metto a fuoco il paesaggio inquadrato nella finestra davanti al mio letto e l'inquietudine si placa; l'alba è rosa sul faro di Arbatax, sono in un porto sicuro.



Si chiama Bellavista il faro onnipresente ovunque in questo pezzo di terra sarda e per me, eterna navigante, il miglior inizio di giornata e il luminoso guardiano della notte.



Approdata a Porto Frailis, sono soggiogata dai mutamenti del cielo sopra il faro e dal garrito dei gabbiani che all'alba e al tramonto irrompe nella mia stanza.

Anch'io in perpetuo volo, ho trovato il mio nido in questa quiete marina, almeno per un po'.



Così oggi, ho deciso che andrò fin lassu', a vedere da vicino l'antica torre spagnola, trasformata in faro nella seconda metà dell’ottocento, dalla Regia Marina.

Pochi sanno che la sua luce puo’ essere vista ad una distanza di 40 chilometri e che Bruno Moi, il guardiano del faro, vive lì con la sua famiglia da oltre vent’anni.


Arrivata dove inizia la salita che conduce al faro, mi fermo lungo la strada stretta costeggiata da eucalipti, nel dubbio di aver sbagliato strada, accanto a me si ferma un’altra auto.

Un uomo mi chiede con gentilezza se ho bisogno d’aiuto e mi conferma che sono sulla strada giusta per il faro, noto delle mostrine sulla giacca e scopro che è il comandante dell’area militare. Devo lasciare l'auto all'entrata, ma posso entrare per visitare il faro.



Lo rincontro più tardi mentre attraverso la base deserta, insieme a un giardiniere davanti a un albero di limoni malato; si parla dei trattamenti fatti e da fare per curarlo, anch’io a casa ho una piccola limonaia in vaso e questa è stata un'estate pessima per i limoni.


Il tempo sembra scorrere silenzioso e tranquillo mentre proseguo sulla strada che risale la china della montagna, malgrado i cartelli severi che ricordano ovunque di essere in una base militare.

Comincio a intravedere la lanterna del faro seminascosto dalla vegetazione, vera sentinella arroccata al di sopra di tutto. E poi il faro, restaurato da poco, in tutto il suo splendore.




Dal 1933 una stazione metereologica ha sede qui, prima dislocata dentro il faro e ora in una struttura a parte. Quando vediamo il meteo in tv, i dati dell'area intorno di 70 km. arrivano proprio da questa base. Un militare esce dal faro e mi lancia uno sguardo indagatore, poi rientra all'interno.


La vista lascia senza fiato, da un lato il porto di Arbatax, dove si vede bene il Crescent, panfilo lussuoso che staziona da tempo nell'area industriale e mi incuriosisce molto, ma rimane avvolto dal mistero. E' impossibile avvicinarsi e le uniche informazioni sono che batte bandiera delle isole Cayman, che il proprietario è un Saudita e che l'imbarcazione vale 600 milioni di euro. Purtroppo il ricco sceicco deve accontentarsi di essere solo al 15esimo posto nella graduatoria dei super yacht, con i suoi 135 metri di lunghezza, le 9 cabine da mille e una notte, piscine con fondo in vetro e pista di atterraggio per elicottero.



Mi siedo su un muretto ad osservare la luce che lentamente cambia, nella baia il sole sta scendendo verso l'orizzonte e il rosa comincia ad avvolgere ogni riflesso, nuvola, onda.




Non ho incontrato nessuno nel mio percorso dentro la base, forse la gente non sa che da qui i tramonti possono essere stupefacenti?



Lascio a malincuore la postazione per tornare a casa, mi consola il pensiero che laggiù ritroverò il faro dietro la mia finestra e stanotte per l'ennesima volta guarderò il suo battito di luce chiedendomi quale sia il segreto della fascinazione che i fari hanno sempre avuto sugli uomini.



Il fascio di luce disciplina il caos, è talvolta la luce della Ragione.

O la "torre di guardia". O la luce dello spirito.

Josh da Esperidi


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