La casa del poeta

A Guspini, il mo rifugio giallo arancio ha un balconcino abitato da piante grasse, dove ieri sera ho guardato la prima eclisse di luna del 2020. la Luna Piena del Lupo è entrata nel cono di penombra della Terra, oscurandosi un po' per un paio d'ore, poi ha ripreso la sua luminescenza e mi è sembrato di vedere intorno dei cerchi vibranti multicolori.



Stamattina invece, il sole dalla finestra illumina il mio letto, infilo gli occhiali da sole, un'occhiata agli alberi di aranci e limoni carichi di frutti che circondano la casa, la fantastica crostata fatta in casa lasciata da Annalù sul tavolo della cucina e sono pronta per una visita molto ambita: il ginepro secolare di Pistis e la sua storia singolare.

La strada è tutta diritta e veloce, scorro grandi prati di un verde tenero e campi dove trattori e contadini dissodano la terra.

Arrivata a Pistis, mi fermo in un grande parcheggio, davanti a me le alte dune in parte ricoperte di macchia, all'orizzonte, la Torre dei Corsari.




Chiedo a un gruppo di persone sedute a prendere il sole, informazioni sulla strada per arrivare al ginepro, purtroppo è franata per le forti piogge del mese scorso, posso andarci a piedi su una strada impervia che attraversa le grandi dune di sabbia, oppure in auto, ma bisogna conoscerne il percorso tortuoso.

Si parla un po' degli alberi secolari della Sardegna e uno del gruppo si offre di venire con me in auto per mostrarmi la strada, dopo, in cambio, lo accompagnerò a casa.

Accetto e con un giro complesso, un pezzo di strada sterrata e un altro a piedi, arriviamo a destinazione.



Davanti all'orizzonte luminoso di macchia e mare, eccomi a quella che viene chiamata "La casa del poeta", al centro lui, il sorprendente Ginepro Secolare.




E' emozionante poterlo toccare e guardare da tutti i lati. Alcuni rami sono appoggiati fino a terra e si allungano intorno. Franco, grazie al quale sono riuscita ad arrivare fino lì, mi spiega che giorni fa è venuto insieme ad altre persone che abitano nei dintorni, a sistemare un po' il posto e me ne racconta la storia. Intanto lui, il Ginepro, forte e invincibile, ci osserva imperturbabile e mentre il sole tramonta, si veste di luce, per festeggiare la fine di un altro giorno della sua lunghissima vita.



Molti anni fa, Efisio Sanna, un ex minatore che aveva lavorato a Montevecchio ed era anche poeta e appassionato di natura, aveva adottato questo ginepro e passava tante ore a scrivere e a pensare sotto la sua chioma immensa e ombrosa. Qualcuno però minacciava il ginepro e voleva tagliarlo per farci legna da ardere, così Efisio, insieme alla sua compagna Orlanda, decisero di trasformare l'albero in un'abitazione, dove avrebbero potuto fare la guardia al vecchio amico. Utilizzarono quello che la natura metteva loro a disposizione, il tetto era la chioma intrecciata a rami di elicriso e alcune pietre servivano da pavimento; appesi ai rami le poesie di Efisio. Quel luogo aveva qualcosa di magico che attirava le persone, in molti si recavano a far visita alla coppia e al ginepro e spesso si cantavano le poesie di Efisio fino a notte tarda. Nella lunghissima vita del ginepro, quello fu un tempo glorioso, anche altri poeti cominciarono a visitarlo e a lasciare lì le loro poesie, fino a quando purtroppo Efisio morì.



La casa fu distrutta da vandali e alcuni rami dell'albero tagliati.

Oggi c'è una legge che tutela gli alberi monumentali e il ginepro è protetto, nuove persone si prendono cura del luogo, visitato spesso da abitanti della regione, turisti e viaggiatori.

Delle poesie di Efisio ne è rimasta solo una, scritta su una busta commerciale e lasciata nella casella di posta che aveva messo accanto al ginepro.


Poesia per l'Albero

Orlanda Sassu - Efisio Sanna 1980


Come rondine puntuale son tornato

Da te amato nido ad abitare

Immerso ancor nel sonno ti ho trovato

In quest'oasi di pace a sognare.

Lieve il mio piede si è posato

Premuroso quel sonno a non turbare

Ma tu al mio apparir ti sei destato

Come se in ansia fossi ad aspettare

Al mio cuor ti sei stretto e ti ho baciato

Con tanto amor quanto il mio cuor può dare

Dall'alto la luna ha guardato e

Vedendomi di lacrime imperlato il viso

Commossa si è chinata e mi ha sorriso

Ah nido incomparabile

Figura del creato

Quanta tenerezza infondi mio cuore

Quanta umiltà mi insegni

Quanto amore


Mi allontano a malincuore dal Ginepro, l'aria si è fatta fresca, il sole lancia l'ultimo raggio all'orizzonte, mentre dal lato opposto sta sorgendo una grande luna rossa. Finisco la bella giornata a chiacchierare davanti a un bicchiere di vino e un ottimo pecorino con miele di cisto.

Grazie Efisto e Orlanda!


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