Che posso farci, sono felice.

Mentre sorseggio una bibita all’entrata di un minuscolo minimarket, seduta nella correntina fresca di una vetrata socchiusa, le risate di un gruppo di greci in vacanza giungono dalla terrazzetta sulla strada. Mi volto per un attimo, una donna bruna è al centro della scena e parla all'audience di soli uomini attorno a lei, riscuotendo risate e ammirazione.

Una moderna Lisistrata che attrae tutti gli sguardi con la sua bellezza, la piega ironica degli occhi e la consapevolezza che mostra il suo corpo. Coglie il mio sguardo e mi sorride.


La ragazza ateniese che serve alla cassa, passa davanti e mi saluta in italiano, poi sparisce nel retro; il ritmo della vita scorre lento tra cocomeri e casse di fichi appena colti. Mentre mastico la mia colazione preferita, il kalitzuni, imbottito di erbe selvatiche locali, all’improvviso, sulla parete di fronte, si accende il grande televisore e irrompe una musica greca dal ritmo veloce.

C’è un guizzo nell’aria, gli oggetti sembrano animarsi e muoversi. Il terremoto? Ridacchio pensando che forse ho delle visioni diurne, invece, quello che mi sta riempiendo in questo preciso momento è solo un moto di felicità, una felicità irragionevole e insensata come l’amore, folgorante come un’ubriacatura di libertà.

Mi dico che la vita può essere bella in mattine come questa, quando caricati i bagagli in macchina, mi avvio verso una meta sconosciuta, verso ciò che accadrà.



Mi lascio andare a questa sensazione di piacere che ammorbidisce le labbra e l’anima; dietro la fronte, appaiono quei bei versi della Merini: “Sono felice fino all’ultimo profondo angolino del cuore…. sento il mare come un anello intorno alla mia vita...”




Benedetta quest’isola che offre rosa e azzurri leggeri e cieli sognanti e i volti sacri degli olivi. Perché a Creta tutti gli olivi antichi hanno un volto e camminando negli oliveti secolari, come in cattedrali, si sente la loro voce che parla della vita. Se ne abbracci la corteccia, rugosa come la pelle di un vecchio, e socchiudi un po’ gli occhi, puoi avvertire quell’energia potente che ha attraversato il tempo. I tronchi contorti e avviluppati su se stessi sono il segno lasciato dal viaggio, ma le radici cresciute sempre più forti, l'ancora alla vita.

“Oggi lasciate che sia felice, io e basta, con o senza tutti. Che posso farci, sono felice.”


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