A Salisburgo mi accoglie la cortese allegria di un giovane tassista con molti tattoo e piercing, non conosce la stradina in pieno centro storico dove devo andare, gli faccio vedere il mio Google map, benedetto chi l’ha inventato, ci arriviamo in mezzo al prevedibile traffico di un venerdì natalizio. Suono al citofono di un portone antico, alzo gli occhi, sulla parete in alto proprio sotto il tetto, ci sono scritte due date a caratteri giganteschi: 1379 e 1973.

Sto riflettendo sul significato quando si spalanca il portone e una donna bruna, esile e a piedi nudi mi accoglie cercando di prendermi la valigetta. Rifiuto naturalmente e la seguo sulla scalinata di pietra che ha attraversato i secoli, come tutto il palazzo.


La casa è luminosa e ricca di colori, non metto a fuoco nulla ma la sensazione immediata è che sia abitata da leggerezza e positività. La mia camera è un ampio salotto con un trionfale letto a barca e vista sul borgo.

Sono subito invitata in cucina per un tè e una fetta di torta di noci cucinata da lei; c’è anche un’amica italiana, eccomi proiettata di nuovo nella dimensione che preferisco, tre donne sconosciute intorno a un tavolo, che si raccontano bevendo un tè, qualche volta, come in questo caso, scoprendo affinità e una passione comune, quella del viaggio.

Mi butto subito alla scoperta della città, l’istinto mi porta al fiume: i palazzi antichi si riflettono con luci e colori nell’acqua del Salzach. Attraverso un ponte tutto illuminato e tappezzato di lucchetti d’amore, sopra ciascuno sono incise le iniziali dei due innamorati.



Rifletto su quella promessa d’eternità, l’impegno di un amore che vuole mantenersi nel tempo, che crede e spera. Quando si guarda a questo rituale da osservatore esterno, come me in questo momento, capita di sorridere con un po’ di sufficienza, ma l’amore nella sua valenza positiva e romantica, è una forza e anche una misteriosa e intima forma di vita.

Proseguo al di là del ponte seguendo la punta del campanile e il castello che si stagliano sulla città, eccomi in mezzo al fervore dei mercatini di Natale.


La musica di due bravi musicisti rende tutto speciale; girovago, osservo, entro nella cattedrale, ammiro il presepe, mi mescolo tra la folla che si accalca davanti alle bancarelle di cibo.

Mi allontano dalla folla per immergermi nelle stradine del centro: cerco di ritrovare una piccola osteria che avevo visto passando, mi perdo, ma scopro il posto più fantastico di Salzburg con il cibo di cui ho voglia stasera, la vera autentica cucina austriaca. Il posto esiste dal 1429 e si chiama GablerBrau.

Non ci sono tavoli liberi ma un posto appartato

al bar è ancora meglio perché potrò scrivere.

Il cibo è fantastico, la birra superba e soprattutto,

i miei vicini iniziano a cantare in coro come angeli canzoni di Natale e non smettono per tutta la cena. Chiedo a una signora accanto se è normale che si facciano cori nei locali della città, mi risponde che durante l’Avvento succede di frequente.



E’ davvero la musica la storia di Salisburgo.

Mentre sono concentrata nella scrittura e nelle chat infuocate di whatsap, si avvicina un ragazzo sulla trentina, t-shirt nera, l’aria pulita, parla in inglese ma non capisco cosa vuole, mi dice che è tedesco e il suo nome, incomprensibile. Mi chiede il mio e di dove sono, lo guardo in piedi accanto a me, io con le mani sospese sulla tastiera del personal, a un certo punto gli chiedo chiaramente cosa vuole da me e incredibile ma vero, il ragazzone ci sta provando. Deduco, vista la differenza di età che intercorre tra noi, che sia miope o un po’ ubriaco, si scusa moltissimo e ritorna un po' imbarazzato dal suo amico, alzano insieme i bicchieri per un brindisi a distanza.

Tornando a casa, noto che purtroppo anche questa città ricca non aiuta i suoi senza tetto, ce ne sono molti un po’ dappertutto. Mi colpisce il fagotto di una coperta con un bicchierino di carta davanti, penso che lì sotto c’è un uomo, provo vergogna per me e per tutto il genere umano. Si è posizionato perfettamente al centro di due colonne, dietro di lui una pubblicità recita “ALL DAY! EVERY DAY!”.




Vedo molte persone passare, percepisco lo stesso sentimento che anch’io ho vissuto qualche volta passando di fretta davanti a un mendicante, un’indifferente chiusura al fatto. Lascio dei soldi nel bicchierino e me ne vado con mille domande nella testa.



Mi sveglio nel mio letto sontuoso da principessa, singhiozzando, ancora immersa in un incubo spaventoso: mi opponevo, insieme a una bambina, a un gruppo di persone che avevano deciso di uccidere un coniglietto, per futili motivi che non ricordo.

Ho il viso inondato di lacrime e sono scossa da quello che ho vissuto mentre dormivo.

Mi dico che la bambina è mia figlia e il coniglietto forse un bambino. La sensazione forte è che si tratti di qualcosa successa in quella casa antica secoli fa.

Mi alzo a fatica e mi dirigo verso lil bagno che ospita come tutto il resto della casa molte opere d’arte. Con difficoltà metto a fuoco un quadro davanti a me, è la rappresentazione quasi sospesa di due coniglietti in una radura. Trasalgo pensando al sogno e poco dopo noto un dettaglio che mi era sfuggito, uno dei due conigli ha delle gambe umane, è una donna con la testa di coniglio, anzi no è il corpo di un uomo con la testa di coniglio.


Tutta questa storia mi ha prostrato, voglio recuperare la mia serenità, chiudo i bagagli e mi vesto in fretta.

Fuori l’aria fresca mi fa girare un po’ la testa, non riesco a dimenticare la disperazione che vivevo nel sogno. Gironzolo davanti alle vetrine colme di oggetti e decorazioni natalizie. Decido di andare a cercare la piccola libreria che ho fotografato la notte scorsa tornando a casa. Ricostruisco il mio percorso e la ritrovo, il nome in tedesco mi è incomprensibile ma tutto di questo posto mi attrae irresistibilmente.



Entro, mi accolgono due ragazzi. Dopo il primo approccio, Lavinia mi dice di essere italiana; appare come una luce che rischiara questo interno antico di secoli e colmo di libri altrettanto antichi. Sono soggiogata da quello che vedo, anche un po’ emozionata.

Chiedo il permesso di fotografare lo spazio e Lavinia mi racconta la storia di questa libreria che esiste da 200 anni.

Scopro che in questo anno in cui è iniziata quella che io chiamo My New Life, la mia Nuova Vita, sono finita in una libreria il cui nome è Nuova Vita: Neues Leben. E' stato proprio questo nome ad attrarre Lavinia appena arrivata sola, da Roma, alla ricerca di un pianoforte.



Mi guardo intorno, c'è qualcosa che aleggia nell'aria di questo luogo così speciale. Qualcosa che va oltre ai libri e al pianoforte che troneggia in mezzo alla stanza.

Lavinia, come se avesse percepito le mie sensazioni, mi dice che questo è un luogo magico, lei ci ha trovato il pianoforte e l’amore, l’ultimo proprietario della libreria.

Mi confida anche che non la pubblicizzano perché le persone che devono arrivarci la trovano da sole, come me.

Mi piace aver trovato qualcuno che condivide le mie idee sull’ istinto, il sogno è dimenticato, ascolto altri dettagli della storia della libreria.

Questo luogo è nato perché nel 1700 un uomo decise di dedicare uno spazio ai ragazzi di strada; poi la libreria è passata di mano in mano fino all’ attuale proprietario, il ragazzo di Lavinia. Mi invitano a tornare il giovedì quando ci sono sempre concertini e riunioni di amici, purtroppo sto partendo, ma ritornerò di sicuro in questa libreria così speciale e in questa città, che ora appare sempre più magica.



Auf Wiedersehen Lukas und Lavinia.



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