Un giorno fortunato

In preda allo spasmo dello scrivere, ma senza il mio taccuino, chiedo alla barista di comprare da lei un piccolo block notes che vedo accanto alla cassa del chiosco di Bassa Trinità, dove sono appena approdata; me lo regala. La felicità che mi scoppia dentro deve straripare almeno su un piccolo foglio a quadretti. Da questa terrazza fresca di maestralino, il paradiso scoperto questa mattina è ancora davanti ai miei occhi, una minuscola baia d’acqua cristallina che si affaccia sul mare macchiato tra Spargi e Budelli, sulla destra incorniciano l’orizzonte Santa Maria e Razzoli., tutto intorno, una macchia lussureggiante, profusa di fiori e di bacche.





Rivivo sul piccolo notes l'impagabile scoperta di stamattina. Arrivata al chiosco da dove parte il sentiero che porta alle spiagge di Bassa Trinità, la quantità di auto che cercano inutilmente un posto dove parcheggiare mi fa proseguire sperando di trovare qualcosa di meno stressante. Invece dopo un po’ la strada finisce, sbarrata da un guardrail dietro il quale inizia una scarpata. Penso che sarebbe il luogo ideale per parcheggiare se ci fosse un varco per il mare., ma non sembra ci sia, il bordo della strada è delimitato da una fila compatta di alberi. La mia perlustrazione si fa attenta, scruto ogni albero e cespuglio, alla fine, nascosto tra la vegetazione, trovo un passaggio stretto e un sentiero molto ripido e pietroso che porta non si sa dove. Decido di scoprirlo e mi inerpico fiduciosa, la sacca con maschera e pinne sulle spalle.


Il premio per la scarpinata arriva con l’apparizione di una baia paradisiaca. Sabbia bianca sottile come borotalco, acqua trasparente, tavolozza di blu e intorno una natura selvaggia. Poco più in là, numerosi scogli piatti granitici promettono fondali interessanti.



Alla prima immersione sono accolta da una famigliola di occhiate che mi nuotano intorno. Alcuni saraghi si avvicinano curiosi, sono circondata dagli occhietti di decine di pesci. In questo parco marino, protetto da 25 anni, gli abitanti sottomarini non hanno più paura degli umani. Che meraviglia.

Alla mia felicità mancano solo le conchiglie, completamente assenti.

Ma questo è un giorno fortunato.



All’uscita dall’acqua, mentre metto a fuoco ogni angolo di quell’incanto, all'improvviso sento la mia voce saltare fuori direttamente dallo stomaco in subbuglio, prima sottovoce, poi sempre più forte, fino a un grido di entusiasmo che riempie il vuoto della spiaggia. Davanti ai miei piedi, una piccola perfetta orecchietta di Venere, la conchiglia più ambita, perché la leggenda dice che trovarla porti fortuna. Eppure ero già passata da lì!



Mi rituffo ridacchiando di me stessa, da sempre e per sempre bambina entusiasta e mi immergo passando in rassegna il fondo del mare: muschi morbidi sui sassi sottomarini, ricci che trattengono tra gli aculei microscopici sassetti, riflessi che muovono il fondale, l'acqua cristallina sopra la mia testa. Sono momenti rari e ineffabili quelli in cui la bellezza smuove tutti i sensi e il tempo è benedetto dalla gioia.


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