Il rarefatto universo di Osalla

E’ uno di quei giorni in cui l’istinto sembra assopito, decido di andare a guardare il mare.

La Marina di Orosei è deserta, respiro il vento e quest’aria tersa che spazza via ogni grigiore. Mentre faccio uno spuntino con guttiau e birra sarda, arrivano due ragazzini con gli skateboard tra le braccia; all’orizzonte dello stagno accanto alla spiaggia, una macchia bianca tremolante. Chiedo ai ragazzini se sono gabbiani, mi risponde, senza esitazioni, il più piccolo > No, sono garzette. <

Poi alza lo sguardo verso un uccello nero che sta passando sopra le nostre teste e aggiunge > Quello è un cormorano. <

Felice infanzia che riconosce il volo degli uccelli e gioca su una laguna assolata in questa domenica di gennaio.



Mi dirigo lungo la spiaggia verso l’assembramento di garzette. Lentamente la vista si apre ad uno spazio che appare trasfigurato, una luce quasi soprannaturale attribuisce ad ogni cosa una dimensione metafisica.




Il telefonino con cui fotografo ribolle di scatti, l'emozione mi annebbia la vista, le immagini si compongono da sole.

Il mistero che si cela dietro a quella che chiamiamo realta’, sembra aprirsi alla parte eterna e libera di me.



Questo cielo immenso sopra l’intreccio dei voli, l’orizzonte silenzioso di infinita perfezione,

non sto guardando la vita, sono la vita, e sta accadendo proprio ora, proprio qui, nel rarefatto universo di Osalla.




Impronte su impronte confondono il cammino, ma ciuffi di eriche impongono “Avanti!”

Rasento abissi di memoria.

La traiettoria sfugge nello squarcio del pensiero, il vissuto grava in passi di sabbia.

Tranelli della mente?

L’inganno del possesso divora in piccoli pasti quotidiani, possedere per essere aquila sulla montagna. Al di sopra di tutti.

Labirinti cresciuti a dismisura, saturi dell’IO sono, devastano sguardi e parole.

Erano i nostri specchi.

Eppure certi gesti sono strada, abbraccio, speranza, casa. Gli occhi del sentire.

Sussurravi senza parlare. Senza parlare rispondevo.

Gli oggetti intorno sfuocati, vertigini d’anime affacciate alla liquefazione del tempo.

Il nostro tempo.



Ma il cielo è più grande oggi. Chiama aneliti di leggerezza. Scavalco le contraddizioni, libero la zavorra.



Sguardo in alto, punto alla nuvola più grande. Una coppia in volo per un attimo confonde.

Rasento terra.

Ma la brezza risolleva il volo, infinita libertà. Anche l’ultima immagine di noi si allontana,

distante da questa perfezione.

E' solo un puntino remoto alle spalle della mia Nuova Vita.




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