Il giardino delle sughere

C'è un mondo verde sottocasa, dove vado spesso a camminare e di cui ormai conosco ogni albero, cespuglio, scorcio. In questi mesi di pausa forzata eppure serena, ho fotografato e rifotografato, con rigore quasi scientifico, ma anche con occhi d'artista, ogni cambio di luce, prospettiva e fioritura. dialogando con gli amici alberi, di cui conosco o immagino la storia.

Nel giardino dei sugheri trovo sempre poesia; nella semplicità del riflesso dello stagno, tutte le risposte.

Mi inoltro tra gli alberi e la vegetazione, questo è il momento delle rose selvatiche, sono sbocciate tutte insieme e dipingono il giardino insieme alle ginestre e alle mimose.

Amo le corteccie rugose delle grandi quercie da sughero, E amo l'idea che questo giovane e flebile alberello di mimosa che gli è cresciuto accanto, lo allieti con la sua grazia e il suo calore dorato.

Ora sono nella parte del giardino dove le ginestre sono le protagoniste.

Mi sembra di risentire la voce di una compagna più grande di collegio, che raccontava a noi piccole. radunate di nascosto attorno al suo letto, storie di streghe che usavano le ginestre per richiamare le tempeste. Nel buio notturno della camerata, rischiarato solo dalla luce di piccole pile, le vicende magiche di quel tempo antico tempo ingigantivano le nostre ombre sui muri e ci facevano tremare d'emozione.

Adesso, davanti a me, l'oro di Plinio risplende e sono grata per la mia vita qui, per la meraviglia di questa natura che appare ancora libera dagli inquadramenti della mente umana e in cui vedo riflessa me stessa.

Ovunque mi giri, scorci di poesia verde, mi chiedo quale sarebbe la storia di questi grandi sugheri, che tanto devono aver visto, se potessero narrarcela; oppure se noi umani fossimo abbastanza sensibili da comprenderla.

Vorrei che gli alberi fossero amati da tutti e protetti, qualsiasi sciocco può tagliare un albero, non possono difendersi, scappare, eppure non c'è niente di più poetico e sacro di un albero. Dobbiamo insegnare ai nostri figli a vigilare su questo popolo silenzioso senza il quale non ci sarebbe vita sulla Terra. E bisogna spiegare che è necessario piantare alberi come amici e alleati, perchè ci aiutino a rimediare ai danni che abbiamo fatto a questo pianeta. E dire loro che ogni stelo d'erba, ogni fiore, cespuglio, germoglio è ricchezza, bellezza e sacralità nella nostra vita. Bisogna spiegare ai bambini che noi non possediamo la Natura, anche noi siamo Natura.

Passo dopo passo, attraverso il lentisco profumato e la fioritura del biancospino che si fa avanti tra le bacche rosse, mi dirigo verso un luogo del giardino dove incontro sempre un amico speciale.

Mi siedo vicino a lui e lascio che la mente si svuoti da ogni pensiero fino a quando si fa un completo silenzio dentro di me, è allora che la pace si trasforma in una gioia insensata.

Se volete conoscerlo, cercatelo nel giardino dei sugheri e se lo trovate, parlategli senza parole, gli alberi sono telepatici. Se poi siete un artista e vivete tra mondi paralleli che vanno oltre quella che viene definita realtà, allora lo troverete di sicuro, questo muscoloso giovanotto, e forse, vi racconterà una storia.

Torno verso casa tra i campi di margherite, un corvo immobile sul ramo di un albero fissa l'infinito, all'orizzonte riappare il faro.

Mi viene in mente la copertina pasticciata di un diario di scuola di tanti anni fa, la fotografia di un capo indiano dove c'era una scritta che diceva più o meno così:

"Gli alberi sono i pilastri della terra, quando l'ultimo albero verrà abbattuto, il cielo ci cadrà addosso".


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