La passione per la liberta'

Arrivo in Val Vigezzo con la ferrovia Centovalli-Vigezzina che collega Locarno a Domodossola, attraverso i colori autunnali dei boschi , piccole chiazze di neve e i frutti dorati dei cachi, pronti per essere colti.


Craveggia è un piccolo mondo ricco di storie che ruotano intorno al re Sole. Si dice che un mantello preziosamente ricamato di Luigi XIV sia conservato nei sotterranei della Parrocchia e che furono gli emigrati craveggesi, provenienti dalla Francia alla fine del settecento, a donarlo a questa Chiesa; è quello che viene definito il “Tesoro di Craveggia”.



La mia ricognizione di Craveggia inizia dall’alto del paese, i tetti luccicano sotto la luce del sole. La pietra è il materiale usato in tutta la Val Vigezzo, la beola per gli elementi strutturali, per i tetti invece, il serizzo o le rocce granitiche della zona.



Gli scalpellini qui sono considerati dei maestri perché è un'arte saper rompere la beola in “fette” che diventeranno le tegole . I tetti sono fatti di questi pezzi di roccia, semplicemente sovrapposti e appoggiati ad enormi travi, che sorreggono il peso della copertura.


Il borgo antico è ben visibile e sorprende con i numerosi camini che gareggiano a superarsi in altezza, perché da sempre sono un simbolo di potere. Anche la figura dello spazzacamino ci collega al Re Sole, perché in quello stesso secolo un gran numero di spazzacamini craveggesi emigrarono in Francia in cerca di fortuna. La fecero infatti, meritandosi non solo la riconoscenza del Re ma anche alcuni privilegi commerciali.



A celebrazione di queste figure è nato a Santa Maria Maggiore il Museo dello Spazzacamino. Ogni anno, a settembre, si celebra un’affollatissima Festa dello Spazzacamino.

In realtà, dietro alla mitologia di questo mestiere, c’è anche un altro risvolto. Solo i bambini riuscivano a infilarsi nel canale stretto dei camini, che pulivano con il brischetin, lo scopino e il sach, il sacco per riporre la fuliggine; questo fa pensare che la loro vita dovesse essere molto dura e il lavoro nocivo per la loro salute.


Scendo lungo i selciati di ciotoli ed erba verde che ci cresce in mezzo, fermo un ragazzino per chiedergli la direzione verso il centro del paese, mi indica due possibilità, poi aggiunge sorridendo > Da quella parte è più bello però <



Appesa sopra una fontana al centro del paese, una chiave con un misterioso, ma romantico biglietto.



Le case eleganti hanno affreschi sulle facciate ed è facile sentirsi ancora in un tempo antico. Craveggia è davvero un museo a cielo aperto.



Sulla strada del ritorno, il sentiero passa davanti a una chiesetta circondata da alberi fiammeggianti che illuminano il bosco. L'autunno risplende ovunque.






A valle, un piccolo borgo di case di pietra riafferma l'origine agreste di questo territorio.





La sera, conversando con il mio ospite, si allunga l’elenco delle imprese degli abitanti della Val Vigezzo. Fu un certo Feminis, emigrato alla fine del seicento in Germania, che creò, con alcune essenze portate dalla sua valle, l’Acqua Mirabilis, la famosa Acqua di Colonia. E furono i Mellerio di Craveggia, emigrati in Francia qualche secolo fa, a diventare orefici di fiducia della regina Maria Antonietta e in seguito di Giuseppina Bonaparte. Quello che accomuna gli emigranti è che sono tornati tutti e hanno portato le loro ricchezze in Valle, elargendo donazioni e costruendo quello che viene chiamato il Villaggio dei Francesi.


La conversazione scorre piacevole, anche il mio ospite è un viaggiatore.

Gli piace partire da solo, in sella alla sua moto, che lo porta non sa mai dove, perché la destinazione non è decisa prima e la direzione dettata solo dall’istinto.

Che meraviglia scoprire un altro viaggiatore per cui questo è il senso del viaggio.

Anch'io sono arrivata qui per strane coincidenze, forse, proprio per vedere, come riflessa in uno specchio, la mia stessa passione per la libertà.

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